Giorgio Romiati e Carlotta Prosdocimi

Tra i più importanti bonificatori del basso Piave, che hanno personalmente curato la tenuta  dove oggi sorge Porto Santa Margherita, ci sono il dott. Giorgio Romiati insimeme alla moglie Carlotta Prosdocimi

Il dott. Romiati nasce a Padova nel 1870 e, dopo la laurea in medicina nel 1899, viene incaricato dal padre a dirigere la tenuta di famiglia che comprendeva le terre paludose lungo la costa alla destra della foce del Livenza, tra Brian ed Eraclea.. Nel 1909 si sposa con la vicentina Carlotta Prosdocimi e la coppia si trasferisce a vivere a Caorle. Negli anni  precedenti alla grande guerra, il dott. Romiati inizia l’opera di bonifica delle paludi della sua tenuta, per poi dover sospenderli a causa del conflitto.

La coppia Giorgio Romiati e Carlotta Prosdocimi prima delle nozze . Dal Libro di memorie della nipote

Durante la prima guerra mondiale, Giorgio Romiati in quanto medico viene arruolato come ufficiale con il grado di capitano e, dopo la disfatta di Caporetto quando il fronte arretrò sino alla linea del Piave, si rese protagonista di azioni di spionaggio in campo nemico. Il territorio della palude di Caorle si era venuto a trovare in zona di operazioni dell’ esercito Austro-Ungarico e Romiati, conoscendo perfettamente come muoversi tra i canali e le paludi del suo territorio, riuscì ad infiltrarsi senza problemi dietro le linee nemiche per poter passare informazioni al comando italiano della III armata. Insieme a un gruppo di arditi che si auto nominò “la giovane Italia” si addentrarono nelle valli di Caorle, spacciandosi come disperati in fuga dai campi di prigionia italiani e in disperato bisogno di qualsiasi sostentamento. Il loro aspetto goffo e i loro abiti sudici li aiutò nell’intento oltre ad un aiuto locale da parte del podestà di Caorle che fornì loro dei documenti in regola con tanto di certificato di immunità alla malaria. Così mimetizzati e pratici dei luoghi, gli arditi poterono infiltrarsi nelle retrovie nemiche fino alla zona di Udine e carpire importanti informazioni ai soldati Austro-Ungarici. Come campo base usarono un casone di pescatori vicino alla laguna, da cui era poi possibile raggiungere velocemente la costa per consegnare le informazioni raccolte agli idrovolanti italiani che potevano ammarare indisturbati. Il loro modo di operare prevedeva di muoversi a gruppi di due unità e Giorgio Romiati agì con un giovane mantovano, il tenente Meazzi. I due si facevano passare da “barba col so nevodo” cioè lo zio con suo nipote e, grazie ai documenti passatigli dal podestà di Caorle, per i soldati nemici si chiamavano Augusto Cibin, Eugenio Fleborea. I due, con la scusa di essere disperati a tal punto da accettare qualsiasi tipo di mansione, riuscirono a farsi dare in cambio del loro lavoro da contadini, di un vitto e uno sgabuzzino dove poter dormire nel casolare dove gli austriaci avevano posizionato il loro comando. In dieci giorni riuscirono non solo a carpire numerosi segreti ma anche a rubare documenti agli ufficiali per poi scappare la notte del 28 agosto. Dopo una veloce fuga attraverso i canali della palude, riuscirono a raggiungere la costa dove ad attenderli vi era un idrovolante che li condusse sani e salvi a Venezia e il dott. Romiati potè riabbracciare sua moglie Carlotta.

Finita la guerra la coppia tornò a vivere nella loro tenuta e, insieme al fratello di Giorgio, continuarono l’opera di bonifica della palude alla foce del Livenza, In poco tempo l’intero comprensorio era dotato di modernissimi impianti di prosciugamento, di strade, linee elettriche, impianti di irrigazione, impianti sanitari. Inoltre, essendo Romiati un medico, contribuì in maniera decisiva anche nella lotta contro la malaria che affliggeva le valli.

La moglie, Carlotta Prosdocimi, coltivava con successo la passione per la pittura ritraendo con acquerello i paesaggi attorno alla loro tenuta di Brian, lungo la Livenza morta, i canali Commessera, Revedoli la valle Altanea e poi dipingendo gli interni della chiesatta di Santa Maria degli Angeli, fatta erigere proprio dalla coppia nel 1932. La chiesetta è dedicata a S. Maria degli Angeli e si trova lungo il canale Brian in località Valle Tagli, poco lontano dalla residenza dei Romiati ed è composta da un bel porticato, sovrastato da una lunetta dove è scolpita la Vergine fra due angeli e ha una piccola torre campanaria sul lato nord. Vicino alla chiesetta, lungo il canale, ci sono ancora i casoni dove gli arditi facevano campo durante le loro missioni.

Immagini dei lavori di Carlotta Prosdocimi Romiati:

Durante la seconda guerra mondiale il dott. Romiati, sebbene già settantenne ebbe ancora modo di distinguersi con gesta eroiche. Richiamato in servizio come medico alla direzione dell’ ospedale militare di Pordenone, salvò dalla deportazione numerosi militari catturati e prigionieri nascondendoli o fornendo loro documenti.

Agli inizi degli anni ’50 grazie al lavoro di Giorgio Romiati erano già stati bonificati oltre 2500 ettari di palude alla destra del Livenza.
Giorgio Romiati muore nel 1967, mentre la moglie Carlotta nel 1970.